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IA e Workflow musicale in Studio di registrazione: come cambia davvero il lavoro di un compositore

Nei primi tre articoli di questa serie abbiamo parlato di IA come strumento compositivo, di diritto d’autore e di sound design per documentari. Oggi scendiamo nel concreto: come cambia, fase per fase, il flusso di lavoro quotidiano di chi compone e produce musica in studio? Dove l’intelligenza artificiale fa davvero risparmiare tempo, e dove invece — se usata senza criterio — rischia di rallentare il lavoro o di appiattirne la qualità?

Fase 1: Ideazione e composizione

È la fase in cui l’IA generativa si è fatta notare di più, con strumenti capaci di proporre progressioni armoniche, linee melodiche o intere basi strumentali a partire da un semplice prompt testuale.

Dove aiuta davvero: quando serve superare il classico “foglio bianco”, generare rapidamente più varianti di un’idea di partenza, o esplorare in pochi minuti sonorità e generi che normalmente richiederebbero ore di ricerca e programmazione manuale. Per chi lavora su commissioni con tempi stretti — uno spot, un trailer, un contenuto breve — questa fase di prototipazione rapida può davvero abbattere i tempi morti iniziali.

Dove rallenta: quando si inizia a “rigenerare” decine di varianti alla ricerca di quella perfetta, senza un’idea compositiva chiara da cui partire. L’IA generativa funziona meglio come acceleratore di un’intuizione già esistente, non come sostituto dell’intuizione stessa. Senza una direzione precisa, il rischio concreto è perdere più tempo a scegliere tra opzioni generiche di quanto se ne impieghi a comporre da zero.

Fase 2: Arrangiamento e produzione

Qui entrano in gioco strumenti capaci di suggerire orchestrazioni, generare pattern MIDI coerenti con uno stile, o costruire armonizzazioni vocali a partire da una melodia guida.

Dove aiuta davvero: nella costruzione di bozze di arrangiamento su cui poi intervenire manualmente, nella generazione di parti di supporto (bassi, pad armonici, cori di sottofondo) che richiederebbero molto tempo se scritte nota per nota, e nella creazione rapida di stem vocali o strumentali di riferimento per mostrare un’idea a un cliente prima di investire tempo nella produzione definitiva.

Dove rallenta: quando si affida interamente all’IA l’arrangiamento di un intero brano. Il risultato tende a essere stilisticamente corretto ma privo di quelle scelte “imperfette” — una tensione armonica inattesa, un cambio di ritmica non ovvio — che normalmente distinguono un arrangiamento con identità da uno semplicemente plausibile. Il tempo che si crede di risparmiare in produzione, spesso, lo si perde dopo in fase di revisione, cercando di correggere un arrangiamento che “suona giusto” ma non comunica nulla di specifico.

Fase 3: Editing e pulizia audio

Questa è probabilmente l’area in cui gli strumenti IA offrono oggi il rapporto più solido tra tempo risparmiato e qualità del risultato, con software dedicati al restauro audio capaci di rimuovere rumore di fondo, correggere artefatti e isolare strumenti o voci da una registrazione mista.

Dove aiuta davvero: nella pulizia di registrazioni sul campo non ideali, nella separazione di stem da materiale già mixato (utile per remix, recupero di vecchie registrazioni o editing di materiale d’archivio), e nella correzione di piccoli difetti tecnici che manualmente richiederebbero interventi lunghi e ripetitivi. È un ambito in cui l’IA compie compiti tecnici ben definiti, lasciando intatta la componente creativa del lavoro.

Dove rallenta: quando si usano impostazioni “automatiche” su materiale complesso senza verificarne il risultato con attenzione. Alcuni strumenti di restauro, se spinti oltre un certo limite, introducono artefatti sonori innaturali difficili da individuare a un primo ascolto superficiale ma evidenti su un impianto professionale o in cuffia. Il controllo d’ascolto umano, qui, resta imprescindibile.

Fase 4: Mixing

Diversi plugin oggi integrano funzioni di analisi automatica del mix: equalizzatori che “ascoltano” la traccia e propongono correzioni, compressori che si adattano al materiale in tempo reale, strumenti che suggeriscono un bilanciamento iniziale tra le tracce di un progetto.

Dove aiuta davvero: come punto di partenza intelligente, soprattutto su problemi tecnici specifici (una frequenza fastidiosa da individuare, un bilanciamento iniziale tra decine di tracce in un progetto complesso). Per chi lavora con volumi di produzione alti — come una libreria musicale che deve consegnare molti brani con standard qualitativi costanti — questi strumenti aiutano a mantenere un livello tecnico uniforme nei tempi di consegna richiesti.

Dove rallenta: quando si usa il suggerimento automatico come risposta definitiva invece che come base di partenza. Un mix “corretto” tecnicamente ma privo di scelte espressive (un elemento lasciato volutamente in secondo piano, una dinamica pensata per servire la narrazione di un’immagine) è un mix che suona bene in isolamento ma spesso non funziona nel contesto per cui è stato pensato — una scena di un film, per esempio, dove il missaggio deve rispondere al montaggio, non solo a criteri acustici astratti.

Fase 5: Mastering

È forse l’ambito in cui l’automazione IA è più matura: diversi servizi e plugin oggi offrono un mastering automatizzato in pochi minuti, basato sull’analisi del brano e sul confronto con riferimenti di genere.

Dove aiuta davvero: per demo rapide, bozze da condividere con un cliente o un regista prima dell’approvazione finale, o per produzioni con budget e tempi molto limitati dove un mastering professionale tradizionale non è sostenibile.

Dove rallenta: su produzioni destinate a un uso professionale continuativo — una libreria musicale, una colonna sonora che dovrà convivere con dialoghi ed effetti in un missaggio finale di un film — dove un mastering automatico “generico” rischia di non essere calibrato correttamente per il contesto d’uso specifico. In questi casi, il controllo di un tecnico esperto, capace di adattare il risultato alle esigenze reali del progetto, resta difficilmente sostituibile.

La regola pratica che ci guida

Dopo aver testato diversi strumenti IA nelle varie fasi del nostro lavoro, la sintesi a cui siamo arrivati è semplice: l’IA funziona meglio quando sostituisce il lavoro ripetitivo o tecnico, e funziona peggio quando prova a sostituire le scelte. Pulizia audio, prototipazione veloce, bozze di arrangiamento, punti di partenza per il mix: sono tutti ambiti in cui il risparmio di tempo è reale e misurabile. Decisioni compositive, scelte di arrangiamento definitive, bilanciamento espressivo di un missaggio: sono ambiti in cui l’intervento umano resta, oggi come ieri, l’elemento che fa la differenza tra un prodotto tecnicamente corretto e un prodotto che comunica davvero qualcosa.

È lo stesso principio che guida il nostro lavoro da sempre: usare ogni strumento a disposizione per lavorare meglio e più velocemente, senza mai perdere il controllo creativo sul risultato finale.

Per informazioni su produzioni musicali originali e consulenza audio: info@filmusic.it

IA nel sound design per documentari: tra libertà creativa e rispetto della realtà

Nei primi due articoli di questa serie abbiamo parlato di intelligenza artificiale come strumento compositivo e delle implicazioni sul diritto d’autore. Oggi ci spostiamo su un terreno più specifico e, per chi lavora nell’audiovisivo, particolarmente delicato: l’uso dell’IA nel sound design per documentari, siano essi naturalistici o d’inchiesta. Qui la posta in gioco cambia natura rispetto alla fiction: non si tratta solo di creatività, ma di credibilità.

Un rischio diverso rispetto alla fiction

In un film di finzione, il sound designer ha piena libertà: crea un mondo sonoro coerente con la storia, senza doversi confrontare con un vincolo di realtà oggettiva. Nel documentario, invece, il suono porta con sé un patto implicito con lo spettatore: quello che si sente viene percepito come reale, o quantomeno come rappresentativo di qualcosa che è accaduto davvero.

Quando si introduce l’intelligenza artificiale in questo processo — generando il verso di un animale mai registrato sul campo, un’atmosfera ambientale sintetica, un paesaggio sonoro urbano ricostruito digitalmente — si tocca un nervo scoperto del genere documentaristico: la fiducia. Il pubblico dei documentari naturalistici, in particolare, si aspetta un livello di autenticità che altri generi non richiedono. Non è un caso che negli anni si siano aperti diversi dibattiti, anche pubblici, sull’uso di suoni “ricostruiti” o aggiunti in post-produzione in produzioni naturalistiche di alto profilo: il confine tra ricostruzione tecnica legittima e manipolazione percepita come ingannevole è sottile, e l’IA lo rende ancora più difficile da tracciare.

Dove l’IA può essere utile senza tradire la realtà

Detto questo, ci sono usi dell’intelligenza artificiale nel sound design documentaristico che non compromettono l’autenticità del racconto, anzi possono migliorarne la qualità tecnica:

– Pulizia e restauro audio: rimozione di rumore di fondo, vento, disturbi elettrici da registrazioni sul campo spesso complicate da ottenere in condizioni ideali. Qui l’IA non “inventa” nulla: rende più intellegibile un suono che è realmente stato catturato.

– Riempimento di ambienti (room tone e atmosfere di sottofondo): generare texture sonore coerenti con un ambiente per colmare buchi tecnici tra un’inquadratura e l’altra, senza alterare il contenuto informativo della scena.

– Sound design per sequenze ricostruttive dichiarate: in un documentario d’inchiesta capita di dover illustrare eventi non filmati (una scena del crimine, un momento storico). Se la ricostruzione è dichiarata come tale al pubblico, l’uso di suoni generati da IA per accompagnarla è uno strumento espressivo legittimo, non un inganno.

– Prototipazione rapida di atmosfere: durante il montaggio, generare rapidamente una bozza sonora per testare il ritmo di una sequenza, salvo poi sostituirla con registrazioni reali o sound design realizzato manualmente nella versione finale.

Dove il rischio diventa concreto

Il problema etico e professionale nasce quando l’uso dell’IA smette di essere un supporto tecnico e diventa una sostituzione non dichiarata della realtà:

– Generare il verso di una specie animale che non è mai stata effettivamente registrata in quella scena, facendolo passare per audio di presa diretta.

– Costruire un paesaggio sonoro “plausibile” per un luogo o un evento reale, senza basarsi su registrazioni sul campo, in un contesto — come l’inchiesta giornalistica — dove l’accuratezza documentale è parte della credibilità del prodotto.

– Utilizzare suoni sintetici per amplificare artificialmente la drammaticità di una scena reale (un’esplosione, una manifestazione, un evento naturale), alterando la percezione di ciò che è realmente accaduto.

In tutti questi casi, il problema non è tecnico ma valoriale: il documentario vive di un rapporto di fiducia con lo spettatore, e questo rapporto va tutelato con la stessa cura con cui si tutela l’accuratezza delle immagini o delle interviste.

Trasparenza come bussola

Come già visto parlando di diritto d’autore, anche qui il criterio guida più solido è la trasparenza. Alcune buone pratiche che, come studio di produzione, ci sentiamo di consigliare a chi lavora su documentari:

1. Distinguere sempre, internamente al progetto, tra suono di presa diretta, suono ricostruito con tecniche tradizionali e suono generato o assistito da IA.

2. Dichiarare l’uso di ricostruzioni sonore quando queste sostituiscono elementi che il pubblico potrebbe ragionevolmente presumere reali (in particolare per fauna, ambienti naturali, eventi storici).

3. Riservare l’IA generativa a fasi di supporto tecnico (pulizia audio, prototipazione, riempimento di atmosfere neutre) piuttosto che alla creazione di elementi sonori centrali e identificativi della scena.

4. Mantenere sempre una supervisione umana esperta, capace di valutare se un suono generato risulti coerente non solo esteticamente, ma anche eticamente, con il contesto narrativo in cui verrà inserito.

Uno strumento in più, non una scorciatoia

Anche in questo ambito, il principio che guida il nostro modo di lavorare resta lo stesso: l’intelligenza artificiale può velocizzare processi tecnici e offrire soluzioni creative interessanti, ma non può — e non deve — sostituire il giudizio critico di chi conosce il linguaggio del documentario e ne rispetta il patto fondamentale con lo spettatore. Nel sound design per l’audiovisivo di realtà, la domanda da porsi non è mai solo “suona bene?”, ma “è coerente con quello che sto raccontando come vero?”.

*Per informazioni su produzioni musicali originali, sound design e consulenza audio per documentari: info@filmusic.it*

IA e diritti d’autore in musica: chi possiede davvero una traccia generata dall’intelligenza artificiale?

Nel nostro precedente articolo abbiamo parlato di intelligenza artificiale e composizione musicale come di uno strumento da usare con criterio, mantenendo sempre il controllo umano. Oggi affrontiamo l’aspetto più concreto e, per chi lavora nella produzione musicale, più delicato: chi possiede i diritti su un brano composto con l’aiuto (o interamente) dall’IA? E cosa rischia chi la utilizza in un progetto commerciale senza le dovute verifiche?

La svolta normativa italiana: la Legge 132/2025

Fino a poco tempo fa il quadro normativo italiano era, di fatto, un vuoto: nessuna regola specifica, nessun obbligo di trasparenza, nessun criterio chiaro per stabilire a chi appartenesse un brano generato con strumenti di IA. Le cose sono cambiate con l’entrata in vigore, il 10 ottobre 2025, della Legge n. 132/2025, il primo intervento organico del legislatore italiano sull’intelligenza artificiale, che ha modificato anche la storica legge sul diritto d’autore (L. 633/1941).

Il principio cardine introdotto è tanto semplice quanto importante: sono tutelate le opere dell’ingegno umano di carattere creativo. Una traccia generata interamente da un sistema di IA, senza un contributo creativo umano riconoscibile, non gode di protezione del diritto d’autore. Non perché sia “musica di scarsa qualità”, ma perché manca, in senso giuridico, la figura dell’autore.

Questo comporta una conseguenza pratica che molti sottovalutano: un brano non protetto può essere copiato, remixato e riutilizzato da chiunque, senza dover chiedere il permesso a nessuno. Chi commissiona o utilizza musica generata da IA senza alcun intervento umano rischia quindi non solo di non poter rivendicare la paternità dell’opera, ma anche di vedersela “rubare” legalmente da terzi.

Il secondo pilastro: l’obbligo di trasparenza

La nuova normativa introduce anche un secondo principio, altrettanto rilevante per chi lavora nel settore: l’obbligo di dichiarare l’uso dell’IA. Chi pubblica o distribuisce un brano realizzato con il contributo di strumenti di intelligenza artificiale è tenuto a renderlo esplicito. Per chi commissiona un lavoro — un’etichetta, un regista, un brand, un editore musicale — questo si traduce in un diritto: sapere se, e quanto, un progetto che sta pagando è stato generato o assistito da un sistema IA.

Un punto importante per chi lavora come compositore o produttore, come noi: la responsabilità finale della prestazione — inclusi eventuali errori o violazioni di copyright — resta sempre della persona fisica professionista, mai della macchina, che rimane un semplice strumento.

Dove passa il confine tra “supporto” e “sostituzione”

La legge (nel momento in cui si scrive l’articolo) non vieta l’uso dell’intelligenza artificiale nella produzione musicale: la inquadra come strumento di supporto alla creatività umana, non come sua sostituzione. In pratica:

  • È accettabile: usare l’IA per abbozzare una linea melodica di prova, generare spunti armonici, velocizzare la pulizia di una traccia audio o alcune fasi tecniche di missaggio.
  • Non è accettabile: delegare interamente alla macchina la composizione di un brano e presentarlo come opera propria, senza un apporto creativo umano riconoscibile.

Il confine, va detto onestamente, resta ancora in parte da definire nella pratica: la norma è recente e i tribunali dovranno chiarire, caso per caso, quanto un intervento umano — anche solo nella scelta di parametri specifici di uno strumento IA — sia sufficiente a rendere un’opera tutelabile.

Il quadro europeo: AI Act e Direttiva Copyright

A livello europeo, il tema viene affrontato con più strumenti che si intrecciano: l’AI Act, la Direttiva Copyright dell’Unione Europea e, a livello nazionale, leggi come quella italiana. Un punto cruciale riguarda il text and data mining, cioè la pratica con cui i sistemi di IA vengono addestrati analizzando grandi quantità di brani esistenti: la normativa europea consente ai titolari dei diritti di riservare espressamente i propri contenuti, impedendo che vengano usati per addestrare modelli di intelligenza artificiale senza consenso. Uno strumento in teoria utile per artisti, etichette e società di gestione collettiva come la SIAE, ma la cui reale efficacia dipende ancora da come verrà applicato nella pratica.

Sul fronte internazionale, intanto, il contenzioso è già molto concreto: le cause avviate dalle major discografiche contro alcune piattaforme di generazione musicale IA, iniziate nel 2024, si sono in parte concluse con accordi transattivi, mentre altre sono ancora in corso. Segno che la questione dell’uso di repertori esistenti per addestrare questi sistemi è tutt’altro che risolta.

Cosa rischia chi usa musica IA in un prodotto commerciale senza verifiche

Per chi lavora nella produzione di contenuti audiovisivi — documentari, cortometraggi, spot, prodotti multimediali — usare musica generata da IA senza le dovute attenzioni può esporre a rischi concreti:

  1. Impossibilità di rivendicare la titolarità del brano, se non c’è un apporto creativo umano dimostrabile.
  2. Uso non autorizzato di materiale protetto, se il sistema IA ha attinto (nel training) da repertori tutelati senza autorizzazione.
  3. Mancata trasparenza verso il cliente finale, che oggi ha per legge il diritto di sapere se un lavoro è stato generato o assistito da IA.
  4. Difficoltà contrattuali, se le clausole di garanzia autoriale del contratto non tengono conto dell’eventuale uso di strumenti IA nella produzione.

Un consiglio pratico per chi comunque decide di utilizzare l’IA in una fase del proprio lavoro: documentare il processo creativo, conservando bozze, versioni intermedie e le fasi di intervento umano. Non è un adempimento burocratico fine a se stesso: è la prova concreta che il contributo creativo, quello che la legge oggi richiede per la tutela, è stato effettivamente umano.

La nostra posizione

Come abbiamo già scritto, in Filmusic consideriamo l’intelligenza artificiale uno strumento utile in alcune fasi del lavoro, mai un sostituto della responsabilità creativa e professionale del compositore. Questo approccio, che per noi è sempre stato una scelta di metodo, oggi trova anche un fondamento normativo sempre più chiaro: la legge protegge chi firma con consapevolezza il proprio lavoro, non chi si limita a premere un tasto.

Nota: questo articolo ha finalità informativa e non costituisce consulenza legale. Per valutazioni specifiche su contratti, licenze o contenziosi si consiglia di rivolgersi a un legale specializzato in diritto d’autore.

Per informazioni su produzioni musicali originali e consulenza audio: info@filmusic.it

Intelligenza artificiale e composizione musicale: uno strumento, non un sostituto

Negli ultimi due anni il dibattito sull’intelligenza artificiale applicata alla musica è diventato uno dei temi più discussi tra compositori, produttori e addetti ai lavori della Production Music. Software capaci di generare basi, melodie, arrangiamenti orchestrali o intere colonne sonore in pochi secondi hanno acceso entusiasmi e preoccupazioni in egual misura. Come Filmusic vogliamo affrontare l’argomento con lo sguardo di chi fa musica per lavoro da vent’anni: senza allarmismi, ma anche senza ipocrisie ed ingenuità.

Ogni epoca musicale ha i suoi strumenti

La storia della musica è, in fondo, anche la storia degli strumenti che l’hanno resa possibile. L’arrivo del nastro magnetico, dei sintetizzatori, del MIDI, delle DAW: ogni innovazione tecnologica è stata accolta con lo stesso misto di curiosità e diffidenza che oggi accompagna l’intelligenza artificiale. Chi negli anni ’80 temeva che i sintetizzatori avrebbero sostituito gli orchestrali aveva in parte ragione e in parte torto: hanno cambiato il modo di lavorare, hanno aperto sonorità nuove, ma non hanno eliminato il bisogno di musicisti, arrangiatori e compositori capaci di dare senso a quelle sonorità.

L’intelligenza artificiale si inserisce in questo stesso solco. È uno strumento nuovo, potente, e come tutti gli strumenti va conosciuto per essere usato bene. Ignorarlo per principio significa privarsi di possibilità concrete; usarlo senza criterio significa rischiare di produrre musica priva di identità.

Cosa può fare oggi l’IA nella composizione

Gli strumenti IA generativi possono essere utili in diverse fasi del lavoro:

  • Brainstorming e prototipazione veloce: generare rapidamente idee melodiche, progressioni armoniche o palette timbriche su cui poi lavorare manualmente.
  • Sound design e librerie sonore: creare texture, pad e strati sonori difficili da ottenere con strumenti tradizionali.
  • Missaggio e mastering assistiti: alcuni strumenti IA aiutano già oggi a velocizzare fasi tecniche ripetitive, lasciando più tempo alle scelte creative.
  • Musica di sottofondo su commissioni a basso budget: per esigenze molto specifiche (piccoli progetti, contenuti brevi), l’IA può fornire una base di partenza da personalizzare.

In tutti questi casi, l’elemento comune è che l’IA produce materiale grezzo. È il compositore a decidere cosa tenere, cosa scartare, come intrecciare quelle idee in un progetto che abbia coerenza artistica e risponda alle esigenze reali di un film, un documentario o un cortometraggio.

Il limite da non superare: il controllo umano

Qui sta il punto centrale della nostra visione. La musica per l’audiovisivo non è solo un prodotto sonoro: è una scelta narrativa. Un compositore che lavora su un documentario, una colonna sonora o un jingle deve capire il senso dell’immagine, il ritmo del montaggio, l’intenzione del regista, le sfumature emotive che un algoritmo — per quanto sofisticato — non può cogliere con la stessa sensibilità di chi ha esperienza, gusto e sensibilità umana maturati sul campo.

Per questo, il nostro approccio è chiaro:

  1. L’IA può essere un punto di partenza, mai il punto di arrivo.
  2. Ogni traccia generata va rielaborata, arrangiata e rifinita da mani ed orecchie umane.
  3. La proprietà intellettuale e l’originalità restano valori centrali: la musica che proponiamo deve poter essere firmata con la stessa fiducia di sempre.
  4. La qualità non si delega a una macchina: si costruisce con competenza tecnica ed esperienza.

Un’opportunità, se usata con criterio

Chi lavora nella produzione musicale da anni sa che ogni strumento nuovo va valutato per quello che è: un mezzo che amplia le possibilità, non un sostituto del giudizio artistico. L’intelligenza artificiale applicata alla composizione musicale può velocizzare processi, aprire strade sonore inedite e rendere alcune fasi di lavoro più efficienti. Ma la direzione, il senso, l’anima di un brano restano — oggi come ieri — una responsabilità umana.

Continueremo a seguire l’evoluzione di questi strumenti con curiosità e spirito critico, applicandoli dove hanno senso e mantenendo sempre lo stesso standard di qualità che da vent’anni contraddistingue il nostro lavoro.

Per informazioni su produzioni musicali originali e consulenza audio: info@filmusic.it

ECCO CI SIAMO!!!

Anche per te – (Battisti-Mogol)

Prende vita il progetto 🎼Battisti, quel gran genio del mio amico🎼

La pirma canzone che vi proponiamo è:

🎹 ANCHE PER TE – (Battisti-Mogol) 🎹

pubblicato nel novembre 1971 dalla NUMERO UNO – Casa Discografica

🎶 Omaggio a “Anche per te” di Lucio Battisti 🎶

Interpretata da. Eraldo SOMMACAL

Arrangiamento: Pasqualino SISCA

Mixing e Mastering: Albino BARBERO

Produzione filmato e arrangiamento: FILMUSIC

presso ROCKHATTLE STUDIO – Cavallirio (NO)

23 marzo 2025

Questo video è un tributo alla splendida canzone “Anche per te” di Lucio Battisti, un brano che ha toccato il cuore di tante generazioni con la sua poesia e profondità. Con questo omaggio vogliamo celebrare la bellezza della sua musica e il suo impatto indelebile.

Se ti è piaciuto il video, lascia un like 👍, iscriviti al canale 🔔 e condividilo con chi ama la musica di Battisti! 🎵

Presentazione Progetto “Battisti, quel gran genio del mio amico”

Da marzo 2025 in memoria del grande Lucio Battisti verranno realizzati alcuni brani tratti della sua immensa discografia.

Gli arrangiamenti curati e realizzati per l’occasione da Pasqualino Sisca daranno, grazie anche alle voci che interpreteranno i brani scelti, una nuova dimensione a queste canzoni infinite.

Il primo brano proposto sarà Anche per te.

A cantare questa meravigliosa melodia sarà Eraldo Sommacal

Ecco il link di annuncio del Progetto.

Link progetto (canale YouTube)

 

Le valli del Sesia – Documentario

È online “Le Valli del Sesia”, un viaggio di 25 minuti tra i paesaggi incredibili delle nostre montagne — e abbiamo avuto il piacere di scriverne le musiche originali.
Dare un suono a queste immagini è stato un lavoro speciale: ogni nota è nata per accompagnare la bellezza silenziosa di questi luoghi.

LE VALLI DEL SESIA – un documentario di 25 minuti tra i paesaggi delle nostre montagne piemontesi.

Un progetto realizzato con il sostegno del GAL Terre del Sesia, nell’ambito del Fondo europeo agricolo di sviluppo rurale.

Arrangiamento: Pasqualino SISCA

Mixing e Mastering: Albino BARBERO

Produzione filmato e arrangiamento: FILMUSIC

presso ROCKHATTLE STUDIO – Cavallirio (NO)

per ascoltare i singoli brani del documentario: https://open.spotify.com/intl-it/album/3KKmR0FlRXFxFyRv8Wkqv3

Anche Per te

Pubblicato il 31 lug 2020
Anche per te

Feat. Dante Delzanno (voice)

Prodotto da FilMusic

Musica e parole Pasqualino Sisca

Arrangiamento Pasqualino Sisca

Mixing and mastering Al Barbero – Rockhattle Studio

Cerca il brano sugli store:
https://backl.ink/142668971

Italians do it better

Il canale dedicato alla musica Italiana

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Anche per te

In uscita il nuovo singolo prodotto da Filmusic


Ecco una piccola anticipazione del brano che sarà disponibile dal 31 luglio (digital store on line come Spotify – Deezer – Apple Music – Amazon Music e YouTube)
Verranno pubblicati i link dove collegarsi per vedere e ascoltare la Canzone cantata da Dante Delzanno, prodotta da Filmusic, scritta e arrangiata da Pasqualino Sisca.

Ecco il link al canale YouTube:

https://www.youtube.com/channel/UCtLf3tv-zV0tGMxkJzbGAow

Progetto Filmusic

Progetto Filmusic – Production Music

Produzione musiche originali, post produzione audio e consulenza.

Filmusic fornisce consulenza e produzione di materiale audio originale per la realizzazione di prodotti multimediali, documentari, cortometraggi, insonorizzazioni e musica per cinema.

La nostra fonte d’ispirazione è la ricerca continua dell’originalità e della qualità ci ha consentito, in questi anni, di arrivare ad un livello che ci differenzia dalle altre Library di Production Music.